mercoledì 26 gennaio 2011

Fluxbox window manager progetto totalmente opensource ed interamente scritto in C++ con un elevato grado di personalizzabilità.

Fluxbox è un Window Manager, (Window Manager o abbreviato "WM"- letteralmente un "Gestore di Finestre"), per l' ambiente X - progetto totalmente opensource ed interamente scritto in C++ è basato sul codice sorgente di Blackbox 0.61.1. con un elevato grado di personalizzabilità e funzionalità aggiuntive (come la possibilità di cambiare workspace tramite la mousewheel o di cambiare l'assetto della titlebar delle finestre).

Fluxbox è estremamente leggero e performante, capace quindi di rendere la vostra "Desktop-Experience" di tutto rispetto anche se state usando un hardware non molto performante - hardware su cui un Desktop Manager, (DM o DE), potrebbe rendervi la via molto più angosciosa.

Fluxbox è altamente configurabile, sia dal punto di vista del codice sorgente e quindi nella sua configurazione, sia dal punto di vista grafico - senza quindi mettere l' utente in un ambiente graficamente spoglio, o poco "cool".

La caratteristica principale di Fluxbox è la sua leggerezza, e di conseguenza la sua buona performance. Chiaramente questo implica che le funzionalità disponibili al momento dell'installazione siano minime. È stata perciò creata una vasta gamma di programmi satellite per FluxBox che permettono di modificarne aspetto e caratteristiche (ad esempio FbDesk permette di mostrare le icone sul desktop).

Il menù di sistema, al quale si accede tramite il tasto destro del mouse, è completamente personalizzabile, le applicazioni possono essere suddivise per categorie e sottocategorie così da limitare l'espansione del menù stesso. Una grande opportunità di personalizzazione è offerta dalla slit che può raccogliere numerose piccole applicazioni dette dockapps. Queste applicazioni possono comprendere sia piccole utilità (come il controllo del livello di carica della batteria o il cpu scaling), sia applicazioni di tipo multimediale/ludico (controlli della scheda audio, visualizzatori di Fortune,...).

La configurazione di Fluxbox è gestita interamente da semplici file di testo (di default nella directory ~/.fluxbox), anche se è possibile usare FluxConf, disponibile nella homepage di FluxBox.

Caratteristiche.


* Tabs delle finestre configurabili
* Visualizzazione delle icone per le finestre minimizzate sulla Toolbar
* Cambiamento di desktop virtuale (workspace) con la rotella del mouse
* Barra dei titoli configurabile (posizionamento dei bottoni, aggiunta di nuovi bottoni)
* Compatibilità con KDE
* Nuovo gestore nativo delle pressioni dei tasti (supporto per combinazioni di tasti emacs-like)
* Opzione di massimizzazione sopra la slit
* Compatibilità parziale con GNOME
* Ordinamento delle dockapp della slit


Installazione.

Installare il pacchetto fluxbox reperibile dal componente universe dei repository ufficiali di Ubuntu digitando il seguente comando in un terminale:
sudo apt-get install fluxbox

Avvio
  • Prima di avviare Fluxbox copiare i file di configurazione predefiniti da /etc/X11/fluxbox nella propria Home digitando il seguente comando in una finestra di terminale:
    startfluxbox
  • Con un editor di testo aprire il file ~/.fluxbox/startup e sostituirne il contenuto con quello presente in questo allegato.
  • Dopo avere salvato il file verificare che questo abbia i seguenti permessi di esecuzione:
    chmod 755 ~/.fluxbox/startup
  • Con un editor di testo e i privilegi di amministrazione aprire il file /usr/share/xsessions/fluxbox.desktop copiando il seguente testo:
    [Desktop Entry]
    Encoding=UTF-8
    Name=Fluxbox
    Comment=This is fluxbox
    Exec=/home/nome_utente/.fluxbox/startup
    [Window Manager]
    SessionManaged=true
    sostituendo «nome_utente» con il proprio nome utente.
Indicare il percorso assoluto della propria Home e non abbreviandolo con il simbolo ~.

  • Adesso sarà possibile avviare Fluxbox dal login manager predefinito.

Personalizzazione.

File keys.
Il file ~/.fluxbox/keys serve ad impostare le scorciatoie da tastiera.
La sintassi utilizzata è la seguente:
[...] :

I modificatori più utilizzati sono Mod1 e Mod4.
  • Il primo equivale al tasto Alt.
  • Il secondo al tasto Win.
Un esempio di file keys.
Le voci che nel file in allegato sono presenti sotto alla sezione "Fluxbox keys file" sono standard (possono tranquillamente essere cancellate e/o modificate):
  • La prima permette di cambiare finestra con la combinazione di tasti Alt+Tab.
  • Le altre tramite la combinazione Alt+Fn vanno all'n-esima area di lavoro.
Successivamente è intuibile come procedere a creare ulteriori scorciatoie.
Per esempio:
Mod4 f :ExecCommand firefox &
creerà una scorciatoia con cui la combinazione di tasti Win+F aprirà Firefox.
E' consigliabile inserire una & dopo il nome del programma. Inoltre, prestare attenzione al carattere : in quanto deve avere uno spazio a sinistra, mentre questo non deve essere presente a destra. Altri opzioni disponibili sono Restart, Quit e SetStyle.

Il secondo gruppo di comandi fa parte dei comandi eseguibili sulle aree di lavoro:
  • Alt+Ctrl+Tasto Sinistra visualizza l'area di lavoro precedente.
  • Alt+Ctrl+Tasto Destra visualizza il successivo.
Altre opzioni disponibili sono ShowDesktop e SetWorkspaceName.
L'ultimo gruppo di comandi viene effettuato sulla finestra corrente:
  • La prima riga massimizza alla pressione di Ctrl+F la finestra corrente.
  • Le ultime quattro righe muovono la finestra sul desktop.
  • Ctrl+Alt+Freccia muove la finestra nella direzione della freccia premuta. L'ultimo argomento indica di quanti pixel la finestra si muoverà per ogni spostamento.
Per ulteriori comandi o operazioni che è possibile eseguire sul file keys si rinvia la sito ufficiale.
Dopo aver modificato le impostazioni delle scorciatoie da tastiera fare clic su Riconfigura dal menu principale, per applicare le modifiche. Se tale voce dovesse mancare aggiungere la seguente riga al file ~/.fluxbox/menu:
[reconfig] (Riconfigura)



File groups.

Il file ~/.fluxbox/groups serve ad abilitare i raggruppamenti di uno o più programmi in una stessa finestra.
La sintassi utilizzata è la seguente:
 ... 

Ecco un esempio di ~/.fluxbox/groups:
firefox
eterm gnome-terminal

La prima riga farà in modo di raggruppare diverse finestre di Firefox insieme, la seconda invece raggruppa assieme sia le finestre di Eterm sia quelle di gnome-terminal.

Eterm.

Eterm, oltre ad essere uno dei terminali più personalizzabili con fluxbox contiene nel suo pacchetto Esetroot. Permette al wallpapersetter di Fluxbox di impostare lo sfondo.
Per installarlo digitare in una finestra di terminale il seguente comando:
sudo apt-get install eterm


Impostare lo sfondo.

Con un editor di testo aprire il file ~/.fluxbox/startup e indicare il percorso dell'immagine alla seguente riga:
fbsetbg /percorso/per/immagine/di/sfondo.png


Screenshots.

















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domenica 16 gennaio 2011

Installazione di Ubuntu Server una delle migliori soluzioni in ambienti server attualmente disponibile..

Entriamo subito nel vivo della guida, vedendo come installare scaricare l'immagine ISO ufficiale di Ubuntu Server e come installarla per avere a disposizione una delle migliori soluzioni in ambienti server attualmente disponibile.

Dalla pagina dedicata del sito Ubuntu è possibile scegliere quale versione scaricare: nel nostro caso utilizzeremo Ubuntu Server 9.10, l'ultima versione disponibile al momento della stesura della guida.

Selezioniamo dal menu un mirror dal quale scaricare l'immagine ISO (sceglietene uno italiano) e, con un clic su Alternative download options, scegliete se scaricare una versione di Ubuntu Server ottimizzata per l'architettura del proprio server: a 32 o a 64 bit. Una volta effettuata questa scelta, siamo pronti per dare il via al download attraverso l'apposito pulsante.

Per chi volesse scaricare Ubuntu Server dal velocissimo server Garr può usare i seguenti link diretti: Ubuntu Server 9.10 64 bit - Ubuntu Server 9.10 32 bit.

Terminato il download, è possibile verificare che quanto scaricato non possegga difetti tramite un controllo con MD5SUM, di cui è disponibile una guida dettagliata sul Wiki ufficiale di Ubuntu. Passiamo dunque alla masterizzazione dell'immagine ISO su un supporto CD o DVD, ed avviamo la macchina scegliendolo come dispositivo di avvio.

La prima schermata che avremo davanti sarà molto familiare a chiunque abbia già installato almeno una volta una qualunque versione di Ubuntu. Dopo aver selezionato la lingua, è possibile scegliere tra diverse opzioni: per procedere con l'installazione, selezioniamo Installa Ubuntu Server, e attendiamo il caricamento della schermata successiva.

Figura 1: La schermata iniziale di installazione di Ubuntu Server

La schermata iniziale di installazione di Ubuntu Server

Inizierà adesso una serie di finestre di dialogo che permetteranno di configurare molti dettagli del sistema operativo che andremo ad installare: si partirà dalla selezione della lingua del sistema e del layout della tastiera, dopo di che verrà rilevata la configurazione hardware della macchina, verranno selezionati alcuni pacchetti dal CD di installazione, sarà avviata la configurazione automatica della rete, e si riprenderà ad impostare il sistema operativo scegliendone il Nome host, ossia il nome che avrà la macchina all'interno della rete.

Successivamente sarà avviato lo strumento per la gestione delle partizioni: è possibile scegliere di usare il partizionamento automatico, che provvederà ad utilizzare tutto il disco per l'installazione, oppure di gestire manualmente il disco e scegliere la dimensione da dedicare ad ogni partizioni.

Se sulla macchina dovrà essere installato solo Ubuntu Server, consigliamo di scegliere l'opzione Guidato - usa l'intero disco senza impostare il LVM (gestore logico dei volumi), che richiederà solo di scegliere il disco da utilizzare. In ogni caso, al termine dell'operazione di partizionamento, verrà mostrata una finestra riepilogativa, che permetterà di verificare tutte le impostazioni relative al disco: se tutto è configurato al meglio, scegliamo di scrivere le modifiche sul disco spostandoci con le frecce della tastiera su e premendo Invio.

Figura 2: La conferma del partizionamento del disco.

La conferma del partizionamento del disco

L'operazione di scrittura sul disco fisso impiegherà alcuni minuti, ed una volta ultimata partirà l'installazione del sistema di base. Quando saranno stati installati tutti i componenti principali, verrà chiesto di scegliere il nome da assegnare al proprio utente e la relativa password, con la possibilità di cifrare la propria directory home. Si passerà dunque alla configurazione di apt-get e degli aggiornamenti automatici.

In seguito verrà proposta una serie di applicazioni da installare, tipiche degli ambienti server: quelle selezionate verranno installate in maniera automatica, anche se nel seguito della guida vedremo come installare manualmente molti degli strumenti proposti, per cui è possibile lasciare tutti i campi vuoti. Gli unici aspetti di tale elenco che non verranno trattati sono Samba, Tomcat e Virtual Machine, per cui se si necessita di tali componenti può tornare utile selezionarne l'installazione automatica.

Dopo aver selezionato quali componenti installare verrà avviata l'installazione di altri software necessari al funzionamento del sistema operativo, inclusi quelli da noi selezionati poco prima.

Al termine di questa operazione verrà effettuata una pulizia dei pacchetti utilizzati per l'installazione, verranno configurati automaticamente alcuni parametri di sistema, e verrà mostrata una nuova finestra che ci confermerà il termine dell'installazione di Ubuntu Server. Scegliamo di continuare, e attendiamo il riavvio della macchina. Una volta avviato il sistema operativo, siamo pronti ad utilizzare Ubuntu Server per creare il nostro server personale. 

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