lunedì 30 agosto 2010

DOSEMU, L'emulatore DOS per Linux.

Da quando Linus Torvald ha creato Linux, questo SO è stato sempre nell'ombra. Adesso, invece, la sua fama sta crescendo giorno per giorno, i programmi "funzionanti" sotto di esso si moltiplicano mese per mese, e, sicuramente, non poteva mancare l'emulatore del più famoso SO in circolazione: il DOS.


L'idea del DosEmu nasce dalla mente di Matthias Lautner, programmatore Linux, che nel Settembre 1992 rilascia la prima versione beta, la 0.1. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, tanto che adesso il responsabile non è più Lautner, ma James MacLean (jmaclean@fox.nstn.ns.ca), dopo che lo stesso Lautner aveva lasciato, a sua volta, il posto a Robert Sanders. Anche il DosEmu stesso ha fatto passi da gigante nelle 19 release fino ad ora uscite, tanto che è persino utilizzabile il compilatore C++ 3.0 della borland o giocare a giochi Dos del calibro di Warcraft, DESCENT e persino il gioco per eccellenza: DOOM (con seguito incluso).

I preliminari.

Per funzionare il DosEmu non è necessario avere un computer super dotato o file che non sono inclusi in una qualsiasi distribuzione. Per sicurezza, ecco cosa avete bisogno per compilare propriamente il DosEmu.

  • Linux (ovviamente)
  • i sorgenti di un kernel >= 1.1.45
  • supportare nel kernel di linux i "file" IPC
  • gcc >= 2.5.8 e libc >= 4.5.21
  • bison
  • flex

Comunque migliori informazioni possono essere trovate nell'HowTo del DosEmu, reperibile su ftp.unipd.it:/pub/Linux/pluto/docs/HOWTO.

Il patch del kernel.

Con l'ultima release del DosEmu vi è la possibilità di poter eseguire anche Windows 3.x, anche se bisogna precedentemente patch-are il kernel. La cosa è molto più semplice di quanto si possa pensare. Nella sotto-directory dpmi/ nella directory del sorgente del DosEmu vi è il file kernel.diff che è il file necessario per effettuare il patch-ing al kernel. Per effettuare questa operazione devi avere i permessi di root poiché bisogna andare a modificare i file sorgente del kernel di linux che di default sono di proprietà di root.

A questo punto le cose da fare sono :

  1. copiare il file kernel.diff nella directory /usr/src (o quella comunque appena precedente a quella dei sorgenti di linux)
  2. eseguire "patch kernel.diff"
  3. ricompilare il kernel
  4. sostituire il nuovo kernel a quello vecchio
  5. resettare la macchina
  6. compilare il dosemu
Nel caso in cui il dosemu, nella schermata principale dovesse scrivere "Kernel is not patched for experimental use of Windows 3.1", ovvero non ha riscontrato il patching al kernel, allora ricontrolla i passi sopra citati. Avrai fatto sicuramente un errore. Ricorda comunque che questo patching non è necessario per compilare il DosEmu.

Configurare il makefile del dosemu prima di compilarlo.


Configurare il Makefile del dosemu è molto semplice visto che tutti i cambiamenti drastici sono preceduti da una spiegazione. Ma vediamo alcuni esempi (i più importanti logicamente). Inanzitutto se hai installato la slackware in formato ELF, tu puoi compilare il dosemu in ELF, cambiando la riga # ELF=1 in ELF=1 Se hai installato sul tuo sistema X/Windows ma sei sicuro di non voler mai utilizzare il DosEmu sotto X, allora puoi cambiare la riga USE_X=1 in # USE_X=1

Questo farà si che il dosemu non venga compilato per poter essere utilizzato sotto X.

Andando avanti nella scansione del Makefile principale, si possono trovare due righe, una commentata, l'altra no, riguardanti la variabile LINUX_KERNEL. Questa variabile d'ambiente contiene la directory ove i sorgenti del kernel di linux sono situati. Il makefile cercherà automaticamente codesta directory. Nel caso in cui non la trovasse visualizzerà il seguente messaggio d'errore:

kversion.sh: cannot find any of the standard linux trees, giving up points to your Linux source tree, which at least must contain ./include/* In addition (if your ./linux/include lacks the version.h file): You may edit and uncomment KERNEL_VERSION in the main Makefile, but this is not recommended ! The format is: KERNEL_VERSION=x0yy0zz meaning Linux version x.yy.zz Example: KERNEL_VERSION=1002002 meaning Linux version 1.2.2 Prima di fare quello che suggerisce il Makefile prova a commentare la riga LINUX_KERNEL = $(shell sh ./tools/kversion.sh -find -print) e a decomentare invece #LINUX_KERNEL = /usr/src/linux mettendo al posto di /usr/src/linux la directory ove i sorgenti di linux sono contenuti. Salva, esci e prova a rimandare in esecuzione la compilazione (se già hai letto le altre specifiche o se non ti interessano). Nel caso in cui anche questa soluzione non andasse a buon fine allora segui quello che ti consiglia il messaggio di errore sopra citato. Se nemmeno questo và a buon fine, allora il tuo sistema non è configurato correttamente.

Molto più avanti vi sono due delle righe più importanti per la corretta configurazione del Makefile del DosEmu. La prima è

CONFIG_FILE = -DCONFIG_FILE=\"/etc/dosemu.conf\" Questa directory specifica al Dosemu in quale directory (scusate il gioco di parole) dovrà andare a cercare il suo file di configurazione per essere eseguito correttamente. Di default la /etc è di root e quindi tu non ci puoi andare a scrivere dentro. A questo punto ci sono 2 alternative: la prima è quella di chiedere al tuo sysadm se può inserire il file dosemu.conf (vedi sotto per maggiori informazioni) nella directory /etc. Se il tuo sysadm ti dice ok, allora nessun problema, altrimenti, e questa è la seconda possibilità, cambia la riga sopra citata in CONFIG_FILE = -DCONFIG_FILE=\"/la_tua_home/dosemu.conf\" In questo modo il DosEmu, quando chiamato, andrà a cercare il file di configurazione non in /etc, ma nella directory da te specificata. La stessa storia vale per la riga subito sotostante, ovvero DOSEMU_USERS_FILE = -DDOSEMU_USERS_FILE=\"/etc/dosemu.users\" di cui ti rimando all'HowTo del DosEmu per sapere a cosa serve codesto file.

Questo è tutto quello che devi sapere su come configurare egreggiamente la parte principale del DosEmu.

Compilare il DOSEMU.

Il DosEmu può essere compilato in due modi diversi, con o senza Tex. Nel caso in cui tu non lo abbia, il Tex, scrivi "make most", altrimenti "make doeverything". Questo è tutto quello che devi sapere su come compilare il DosEmu. Attenzione: se non sei root alla fine della compilazione il DosEmu mostrerà alcuni messaggi di errore. Questo perché esso cercherà di auto-installarsi nelle directory che di default sono di proprietà di root, tipo /usr/bin o /usr/man. Se tu non vuoi che il DosEmu si auto-installi esegui "make" e basta.

Configurare il DOSEMU.


Configurare il DosEmu è facile quanto compilarlo. Nella directory examples/ vi è il file config.dist. Questo file è l'unico file necessario per il corretto funzionamento del DosEmu. Per default codesto file deve essere copiato nella directory /etc sotto il nome di dosemu.conf, logicamente con i permessi di root. Nel caso in cui tu non sia root o comunque il tuo sysadm non ti conceda di inserirlo nella directory di default, come detto pocanzi non ci sono problemi, basta copiarlo nella directory specificata nel Makefile alla voce CONFIG_FILE.

Anche questo file, il dosemu.conf, è facile da modificare poiché anche in questo caso, per ogni voce vi è, prima, una breve descrizione dei possibili cambiamenti. Partendo dalla testa del file troviamo come prima cosa la parte relativa ai flag per il debuging, tra i quali si annoverano il flag per il disk, per la porta seriale e per quella parallela e persino un flag per l'hardware. Per default questi flag sono disattivati tramite la parola off vicino ad ognuno di essi. Nel caso in cui si necessiti di settare qualche flag, basta mettere, come dice lo stesso file, on al posto di off ed il gioco è fatto. Proseguendo nella visione del file di configurazione si trovano in ordine: i settaggi per la tastiera, per la porta seriale e per quella parallela comprensiva di settaggio mouse, per il network e per l'emulazione del terminale, che per default è terminal { charset latin updatefreq 4 color on } Subito dopo la parte relativa al settaggio del terminale si trova il settaggio dell'X/windows nel caso in cui si voglia usare il DosEmu in una finestra dell'X/Windows e la parte necessaria al giusto configuramento relativo alla parte grafica.

I possibili settaggi di questa parte, come del resto quelli di tutte le altre, sono spiegate eccellentemente nello stesso file di configurazione, ed è quindi impossibile spiegare come e cosa cambiare in modo migliore di come ciò è già scritto nel codesto file.

Tornado alla scansione del "config", vi è una sola cosa da menzionare con maggiore attenzione: la parte relativa alle partizioni dos, o, come definite nel file stesso, per gli Hard Disks. Questa sezione è egreggiamente spiegata, con una piccola dimenticanza: viene menzionata solo il modo per settare una partizione dos. Nessun problema, ecco come risolvere il giallo: per settare una partizione il dosemu.config richiede una stringa simile a

disk { partition "/dev/hda1" readonly } che setta la partione dos definita in /dev/hda1 come la partizione di boot del dos, partizione in sola lettura. Tralasciando il fatto che, come spiegato nel file stesso, per far diventare la partizione anche scrivibile basta togliere il readonly ed il gioco è fatto, per poter vedere anche un altro drive, basta inserire una altra riga come quella sopra e, nuovamente, il gioco è fatto. Se ad esempio si inserisce la riga disk { partition "/dev/hdb1" readonly } sotto quella precedentemente proposta, il DosEmu vedrà, e logicamente settera, due HD, /dev/hda1 come C: e /dev/hdb1 come il D: . Inoltre, al dosemu non importa come sia settati fisicamente i vari HD, ovvero quale è il master e quale è lo slave: infatti se io avessi fisicamente il drive individuato da /dev/hda1 settato come Master e /dev/hdb1 come Slave, posso sempre far vedere al DosEmu il /dev/hdb1 come Master e /dev/hda1 come Slave senza nessun problema, addio così ai restringimenti del M$Dos. Concludono il file di configurazione le parti relative al DosEmu Boot, al Floppy Disks e alla stampante.

Conclusioni.


Come si è potuto notare nella lettura dell'articolo, il DosEmu, si presenta come il migliore emulatore M$Dos in circolazione. Nulla è lasciato al caso, nulla è dimenticato, perfino i file di configurazione sono descritti più che egreggiamente, e questo porta la possibilità di fare errori molto vicina allo 0%. Praticamente il DosEmu è riuscito a fare quello che non è riuscita a fare, scusate il gioco di parole, la Micro$oft : far funzionare il Dos in multitasking.



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venerdì 27 agosto 2010

PlayOnLinux: come installare giochi e programmi di lavoro nativi per Microsoft Windows.

PlayOnlinux è un software, scritto in Python e Bash e distribuito sotto licenza GPL v3, realizzato all'interno di una community francese di giocatori Linux nato per permettere una più facile installazione e uso dei giochi non nativi tramite Wine, senza dover impazzire in prima persona tra i mille parametri del programma.

Il programma si presenta con una semplice interfaccia grafica attraverso la quale potrete installare ed utilizzare un gioco (ma anche espansioni, patch ed alcuni programmi di lavoro) con pochi click.

Per alcuni giochi è stato creato uno script su misura che permette un'installazione liscia come l'olio e soprattutto funzionante al 100%. Chiaramente a patto di usare una certa versione di Wine (le varie versioni potrete installarle e disinstallarle comodamente tramite l'interfaccia grafica di POL).

Dato che uno script non esiste per tutto è disponibile anche la possibilità di installare liberamente un qualsiasi programma, unico problema è che in questo caso non c'è certezza della bontà dell'installazione.

Ecco le principali caratteristiche di Playonlinux:

* Non è necessario avere una licenza Microsoft Windows® per utilizzare PlayOnLinux.
* PlayOnLinux è basato su Wine, e per questo utilizza tutte le sue caratteristiche, non dovrete temere i complessi meccanismi di gestione del programma e avrete al contempo la possibilità di avvantaggiarvi anche delle funzioni più complesse.
* PlayOnLinux è, e sarà sempre, un software gratuito e con sorgente disponibile.
* E' consigliato avere un'accelerazione hardware tridimensionale ed una connessione ad internet.
* Per prevenire problemi di instabilità con alcuni giochi è fortemente consigliato disabilitare effetti grafici del vostro desktop (Compiz, Kwin, “Cube desktop”, ecc…)

Tuttavia PlayOnLinux ha anche dei difetti, come ogni software:

* Occasionale diminuzione delle performances ( immagini leggermente meno fluide, grafica meno dettagliata, etc…)
* Non tutti i giochi sono supportati. Avete comunque a disposizione il modulo per l'installazione manuale.

Installazione.

Primo passo da effettuare è quello di procurarci il codice sorgente o il pacchetto per la nostra distribuzione. Andiamo nella pagina di Download e scarichiamo il pacchetto per la nostra versione se esistente o il codice sorgente. Essendo scritto in Python anche se prelevate il codice sorgente non sarà necessaria alcuna compilazione.

Pol è pacchettizzato per Archlinux, Debian, Fedora, Frugalware, Gentoo, Mandriva, OpenSuse, Pardus, PClinuxOS e Ubuntu.

Per far funzionare Playonlinux in linea di massima occorrono le seguenti dipendenze:

* wget
* wine
* unzip
* lynx
* xterm
* python
* python-wxgtk2.8
* imagemagick

Repository per Ubuntu.

Se volete che POL venga automaticamente aggiornato ogni volta che viene rilasciata una nuova versione e utilizzate come distribuzione Ubuntu sarà sufficiente da terminale dare i seguenti comandi:
sudo wget http://deb.playonlinux.com/playonlinux_lucid.list -O /etc/apt/sources.list.d/playonlinux.list

wget -q http://playonlinux.botux.net/pol.gpg -O- | sudo apt-key add -

sudo apt-get update
sudo apt-get install playonlinux


Ora non dovrete più preoccuparvi di installare manualmente gli aggiornamenti.

Troverete l’applicazione nel meno Applicazioni –> Giochi –> PlayOnLinux.

Versioni anteriori a Ubuntu 10.04 Lucid Lynx:

Per Ubuntu 9.10 Karmic

sudo wget http://deb.playonlinux.com/playonlinux_karmic.list -O /etc/apt/sources.list.d/playonlinux.list && sudo apt-get update

Per Ubuntu 9.04 Jaunty

sudo wget http://deb.playonlinux.com/playonlinux_jaunty.list -O /etc/apt/sources.list.d/playonlinux.list && sudo apt-get update

Per Ubuntu 8.10 Intrepid

sudo wget http://deb.playonlinux.com/playonlinux_intrepid.list -O /etc/apt/sources.list.d/playonlinux.list && sudo apt-get update

Qui è presente una lista di applicazioni supportate


Le novità della nuova versione PlayOnLinux 3.8:

* Aggiunto l’avviso dell’assenza di accelerazione 3D quando il pacchetto mesa-utils non è installato
* Risolti tantissimi bug relativi al caricamento delle librerie
* Risolto bug nel plugin Wine Import
* Risolto bug nel plugin Offline PlayOnLinux
* …e tanti altri bug minori ancora!

Inoltre, PlayOnLinux 3.8 offre ora anche le seguenti funzionalità:

* Possibilità di registrare video relativi alle applicazioni in esecuzione
* Wine Import permetterà di importare le applicazioni Wine in PlayOnLinux
* Cedega import permetterà di importare i giochi Cedega
* Wine look permetterà di cambiare il colore dell’applicazione Wine
* Advanced Wine Configuration permetterà di accedere a tantissimi tweaks per Wine
* Offline PlayOnLinux vi permetterà di eseguire PlayOnLinux in modalità offline, eseguendo in locale uno script lato server


tags: FaiNotizia



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mercoledì 25 agosto 2010

Gnome vs KDE: come apprezzare le caratteristiche di stabilità ed efficienza per l'interfaccia grafica su Linux.

L'interfaccia grafica su Linux può basarsi su diversi ambienti desktop (Desktop Environment o Desktop Manager), che mirano alla definizione di un interfaccia a finestre omogenea, coerente, semplice da usare ed integrata: Gnome e KDE sono i più conosciuti e generalmente usati nelle distribuzioni Linux, ma esistono alternative come XFCE e il vecchio CDE.

Gnome e KDE hanno le caratteristiche tipiche di un ambiente desktop evoluto: un file manager integrato e coerente, un layer di librerie tramite il quale è possible realizzare programmi con un look&feel comune, degli ambienti di sviluppo IDE che semplificano lo sviluppo di applicazioni native, canali omogenei di comunicazione fra programmi ecc.

Molte distribuzioni Linux prevedono la possibilità di installare ed utilizzare sia Gnome che KDE, è poi possibile modificarli e aggiornarli secondo le proprie necessità.

E' possibile lanciare programmi per KDE sotto Gnome e viceversa (sono tutti client X), l'interoperabilità reciproca migliora ma resta l'onere di caricare in memoria le librerie di base di entrambi e quindi appesantire sistemi non ben dimensionati.

KDE e Gnome si occupano di gestire tutta (o quasi) la parte grafica del vostro sistema operativo (desktop,finestre e così via) e forniscono un ambiente grafico davvero molto carino e intuitivo per l'utente.

Il problema che un utente si pone una volta che è passato al pinguino è quale dei due usare.In questo articolo cercherò di rendervi facile la scelta mostrandovi,a somme linee,i pregi e i difetti di entrambi.

In questa pagina trovate un post in cui vengono analizzate alcune caratteristiche di KDE e GNOME, al fine di stabilire quale dei due renda più semplice l’interazione con l’utente; dopo aver letto il pezzo sarete obbligati a mettere da parte gli stereotipi circa la semplicità di alcuni aspetti di GNOME o la presunta complessità di alcune soluzioni made-in-KDE.

KDE
.

Comprende, oltre ad un Windows Manager autonomo, un'intero ambiente desktop molto user friendly. Fornisce vari sistemi integrati per la gestione e configurazione del sistema oltre a vari programmi come una suite office completa (KOffice) e un IDE - Ambiente di sviluppo integrato (Kdevelop).

Si basa sulle librerie Qt ed utilizza un proprio metodo di comunicazione fra processi: DCOP.

Come estetica e se avete il puro scopo di voler stupire amici e parenti con il vostro compuer,sicuramente KDE è quello che fa per voi.

Con i vari plasmoidi permette una personalizzazione completa del desktop e permette anche una configurazione di vari giochetti grafici veramente stupendi.L'unica pecca di KDE è che se avete schede video vecchiotte vi darà molti problemi come: lentezza nel caricamento del sistema operativo e delle varie finestre,lentezza nell'apertura grafica di un programma.Molte volte,a me personalmente,mi ha richiesto il riavvio del computer perchè si era bloccato.



GNOME.
E' scritto e sviluppato dal Gnome Developer's project e fa parte del progetto GNU. A differenza di KDE Gnome è solo l'ambiente desktop per cui ha bisogno di un windows manager come FVWM (Fantastic Virtual Windows Manager). Anche Gnome offre dei propri sistemi integrati per la gestione della macchina. La sua architettura è completamente basata su CORBA.

Si basa sulle librerie GTK ed utilizza Corba per la comunicazione fra processi con l'implementazione OBRit.

Gnome a differenza di KDE è più veloce,fattore determinante della sua velocità è che richiede poca RAM ed è veramente leggero.Se prima eravate abituati al layout di windows,con questo ambiente desktop avrete sicuramente qualche difficoltà: il menù di avvio delle applicazioni e tutti gli strumenti si trovano in alto al vostro computer invece che in basso.Per le schede video abbastanza vecchie è l'ideale.




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martedì 24 agosto 2010

KStars planetario digitale per KDE capace di fornire un'accurata simulazione del cielo notturno, con stelle, costellazioni e galassie.

KStars è un programma di simulazione astronomica incluso nel pacchetto kdeedu di KDE. È un software libero distribuito con licenza GNU General Public License.

KStars fa parte del modulo kdeedu (programmi di edutainment) di KDE, e viene normalmente rilasciato assieme agli altri programmi.

E' un planetario digitale per KDE (K Desktop Environment) capace di fornire un'accurata simulazione del cielo notturno, con stelle, costellazioni, ammassi, nebulose, galassie, tutti i pianeti, il Sole, la Luna, comete e asteroidi. Si può vedere il cielo come appare da qualsiasi località terrestre, in qualsiasi data.

Grazie alle sue funzioni, è adatto ad utenti di ogni livello, da informazioni per il dilettante, articoli sull'astronomia, informazioni generali, al controllo di telescopi e fotocamere CCD ed elaborati calcoli astronomici.

L'interfaccia utente è estremamente intuitiva e flessibile. È possibile usare il mouse per far scorrere la mappa celeste, ingrandirla e rimpicciolirla, e ogni oggetto può essere facilmente identificato e inseguito nel suo moto celeste.

Sebbene KStars includa parecchie funzionalità avanzate, l'interfaccia è semplice e divertente da utilizzare.

L'ultima versione distribuita è la 1.3.0, rilasciata assieme a KDE 4.0.2.

KStars fa parte del modulo kdeedu (programmi di edutainment) di KDE, e viene normalmente rilasciato assieme agli altri programmi.

Snapshot di KStars, che mostra il cielo notturno di Hannover

Screenshots.
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lunedì 23 agosto 2010

KVM virtualizzazione in Ubuntu 10.04 Lucid Lynx

Quando si parla di macchine virtuali da utilizzare sul proprio desktop, la scelta ricade quasi sempre su VmWare o VirtualBox.

Dovete sapere però che sotto Linux, e nella fattispecie sotto Ubuntu, esiste una alternativa piu' che valida chiamata KVM (Kernel Based Virtual Machine ); ovviamente open-source e già presente nei repository ufficiali di ubuntu.

KVM è un modulo per il kernel Linux, che serve per gestire la virtualizzazione su computer che possiedono processori con estensioni per la virtualizzazione (Intel VT e AMD-V). Se non si possiede un processore con tali estensioni non si può usare KVM.


Il modulo include un char driver che si occupa di dirigere il controllo dell’ I/O dal kernel ospitante al sistema ospite.


Il pacchetto KVM comprende una versione modificata di QEMU che fa uso di questo modulo.


QEMU modificato è molto più veloce e performante perché KVM fa uso delle estensioni per la virtualizzazione dei processori mentre l’originale emula lo ioctr.


KVM è già inserito nel kernel Linux vanilla a partire dalla versione 2.6.20 per abilitarlo basta selezionare, nel file di configurazione del kernel, la voce CONFIG_KVM come modulo e la voce relativa al proprio processore CONFIG_KVM_INTEL o CONFIG_KVM_AMD.


Per installare KVM dai sorgenti sono necessari: gcc 3.x, le librerie e header SDL, zlib, alsa, libuuid e naturalmente gli header del kernel ma sopratutto un kernel Linux 2.6.16 o superiore.


Per una CPU Intel:

$ tar -xvzf kvm-release.tar.gz

$ cd kvm-release

$ ./configure –prefix=/usr/local/kvm

$ make

$ sudo make install

$ sudo /sbin/modprobe kvm-intel

Per una CPU Amd:

$ tar -xvzf kvm-release.tar.gz

$ cd kvm-release

$ ./configure –prefix=/usr/local/kvm

$ make

$ sudo make install

$ sudo /sbin/modprobe kvm-amd

Per usare QEMU su un’architettura ospitante a 64 bit (x86_64) avviando un file immagine posizionata nella home di utente con 256 MB di RAM virtuale:

sudo /usr/local/kvm/bin/qemu-system-x86_64 -hda /home/utente/imm.img -m 256

Se invece si possiede un processore, con estensioni per virtualizzazione, a 32 bit, bisogna digitare:

$ sudo /usr/local/kvm/bin/qemu

Per creare una nuova immagine si usa il comando qemu-img che si trova nella directory /usr/local/kvm/bin/

$ /usr/local/kvm/bin/qemu-img create -f qcow immagine.img 3000M

Come si può notare per avviare QEMU è necessario essere root. Per poter usare KVM come utente non root è necessario aggiungere l’utente autorizzato al gruppo kvm:

# adduser utente kvm

Se si installa kvm già compilato per il proprio sistema operativo bisogna far attenzione. Per esempio in OpenSuse posiziona QEMU in: /usr/bin/qemu-kvm


Torniamo a Ubuntu, inparticolare, Ubuntu 10.04 Lucid Lynx.

Attenzione: alcuni computer hanno disabilitata la possibilità di adoperare le estensioni di virtualizzazione del processore. Occorre abilitarle nel BIOS del computer. Se il modulo kvm-intel o kvm-amd non è presente, seguire questo consiglio.


KVM in realtà è un sistema di virtualizzazione molto complesso, che comprende una serie di tools che da linea di comando consentono di amministrare una farm di macchine virtuali.

E' possibile creare modelli, copiare macchine mentre sono in esecuzione, migrarle su altri sistemi host, ecc.

Quello che vedremo oggi però è l'insieme minimo di operazioni necessarie per creare sulla nostra distribuzione preferita, tutte le macchine virtuali che volete.

Prima di cominciare, dobbiamo verificare se la CPU del vostro computer supporta le estensioni INTEL-VT o AMD-V che permettono alle vostre macchine virtuali di funzionare al meglio.

Eseguite quindi il seguente comando:

Per processori intel:
grep vmx /proc/cpuinfo

Per processori AMD:
grep svm /proc/cpuinfo

Se i suddetti comandi vi restituiscono un qualunque output, siamo nelle migliori condizioni e possiamo procedere.

Installiamo i seguenti pacchetti:

sudo apt-get install virt-manager kvm libvirt-bin

Poi aggiungiamo il nostro utente al gruppo libvirtd eseguendo questo comando.

sudo adduser `id -un` libvirtd

Ora, ed e' importantissimo, dovete uscire e rientrare nella sessione gnome.

Siete rientrati ? Bene, ricominciamo.

Andate in Applicazioni / Strumenti di sistema e cliccate nella voce di menù Manager della macchina virtuale.

Andate nel menù File e cliccate su Add connection.

In Hypervisor scegliete KVM, in Connection scegliete Locale e cliccate su Connetti

Ora cliccate col pulsante destro del mouse sulla voce localhost e scegliete Nuovo.

Comparira' un wizard che vi guidera' alla creazione della vostra prima macchina virtuale con KVM.

Da adesso in poi, i passi sono semplici. Dovete solo seguire le istruzioni e il gioco e' fatto!

Le vostre macchine virtuali verranno create nella cartella /var/lib/libvirt/images

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domenica 22 agosto 2010

Nuovi contributi multimediali per Ubuntu 10.04 Lucid Lynx.

Internet DJ Console per trasmettere su Internet.

La nuova release del client {ice,shout}cast grafico per stazioni radiofoniche Internet fornisce nuove interessanti caratteristiche e risolve numerosi bug riscontrati nelle precedenti versioni.

L’applicazione non ha bisogno di particolari descrizioni, chiunque abbia anche solo provato a trasmettere stream audio su Internet, su sistemi Debian e Ubuntu, l’ha installata e avviata almeno una volta. Ecco una schermata:


MP3 Diags per correggere i file MP3.

L’applicazione aggiunge una notevole solidità alle caratteristiche già discusse in passato su questo blog e Marian Ciobanu, lo sviluppatore, già da alcuni mesi ha rilasciato una prima versione 1.0 veramente stabile; su Lucid, come anche su Debian squeeze, è presente l’ultima versione disponibile.

LiVES, un ottimo strumento per VJ.

Già presente in Karmic, ora disponibile per Lucid con l’ultima versione disponibile, arricchita di infinite funzionalità. Ottimo sia come editor video che per il VJing.

Direttamente dagli anni ’80: Nekobee!

Da qualche mese ho affiancato Free Ekanayaka nel mantenimento per Debian di questo fantastico clone del TB-303, il famoso sintetizzatore per bass line della Roland. Disponibile in Lucid la versione più recente.

Costruire il proprio sintetizzatore con Alsa Modular Synth.

Alsa Modular Synth é un’implementazione digitale di un sistema modulare di sintesi analogica. In pochi termini, ams mette a disposizione numerosi moduli di base (oscillatori, amplificatori, filtri di diversi tipi e molti altri) che si possono assemblare e personalizzare al fine di progettare un sintetizzatore virtuale utilizzabile in tutte le applicazioni host compatibili con JACK. Va notato che, grazie a questo approccio e alle infinite combinazioni possibili, si hanno a disposizione innumerevoli configurazioni ed è possibile adottare la tecnica di sintesi che più si preferisce: è infatti possibile creare synth additivi, sottrattivi o a modulazione di frequenza con una incredibile semplicità e con pochi clic del mouse.

Sia in Debian testing che in Lucid é presente l’ultima versione stabile rilasciata.

Il synth definitivo: Bristol.

Semplicemente: il miglior sintetizzatore a emulazione analogica in circolazione per GNU/Linux. Per avere un’idea degli strumenti offerti da Bristol basta dare un’occhiata all’elenco dei synth emulati: non é impressionante?

Attualmente su Debian sid é disponibile l’ultima versione di sviluppo, su Lucid é presente l’ultimo rilascio stabile.

Il mio sequencer preferito: Qtractor.

Per chi, come me, proviene da esperienze di produzione basate sull’utilizzo massiccio di strumenti professionali come Cubase SX e Logic, disponibili solo su sistemi Windows e Mac, Qtractor rappresenta la luce. I motivi per affermare ciò sono rintracciabili nell’elenco delle caratteristiche fornite:

  • Registrazione e sequencing audio/MIDI multitraccia
  • Possibilità di utilizzare un numero infinito di tracce
  • Numero infinito di effetti per traccia
  • Editing non lineare e non distruttivo, infiniti step undo/redo
  • Supporto completo per JACK come sistema audio e ALSA per il sequencing MIDI
  • Mixer e monitor integrati, patchbay integrato per il controllo di tutte le connessioni (simile a QjackCtrl)
  • Supporto per i formati OGG, MP3, WAV, FLAC, AIFF e molti altri
  • File di progetto in formato XML
  • Supporto per plugin LADSPA, DSSI, VSTi nativi e LV2
  • Interfaccia intuitiva e personalizzabile, con supporto per drag-and-drop, multiselezione e point-and-click.

Potete trovare l’elenco completo al link presente sopra.

SooperLooper aggiornato all’ultima versione.

Il vecchio maintainer aveva perso interesse per questo ottimo campionatore, così ho pensato di sistemarlo e aggiornarlo in tempo per il rilascio di Lucid. Ecco una schermata:

Editing avanzato con Snd.

Operazioni riguardanti la finalizzazione delle tracce (come il mastering) richiedono pazienza, grande accuratezza e precisione e Snd fornisce tutto il necessario per un risultato professionale. Non fatevi ingannare dalla sua interfaccia semplice e minimale, le sue numerose caratteristiche e il supporto per i plugin LADSPA lo rendono un editor adatto a tutte le necessità.

Sia su Debian squeeze, per la quale é disponibile l’ultima versione, che su Ubuntu 10.04 «Lucid Lynx» sono disponibili diverse soluzioni:

  • snd-gtk-jack fornisce un’interfaccia grafica e il supporto per JACK
  • snd-gtk-pulse affianca all’interfaccia GTK il supporto per PulseAudio
  • snd-nox é una versione dell’editor compilata senza il supporto per X

Transcodificare video con Transmageddon.

Grazie al supporto della piattaforma GStreamer, Transmageddon é lo strumento adatto ai più esigenti; il numero di formati supportati dipende dai codec rilevati sul sistema. Ecco una schermata della finestra principale dell’applicazione:

DeVeDe e Avidemux.

Aggiornati entrambi alle ultime versioni disponibili.

Bombono DVD: un’altra applicazione per il DVD authoring.

Entra negli archivi di Ubuntu, per la prima volta, l’applicazione di authoring per DVD Video che grande successo ha riscosso negli ultimi mesi nei vari forum degli utenti. L’applicazione é ben scritta, il suo utilizzo é semplice e l’interfaccia intuitiva: non vi resta che installare il pacchetto bombono-dvd.

Gestire i propri download con Uget Download Manager.

Uget é un completo gestore di download scritto in GTK di facile utilizzo. La versione presente sia in Debian testing che su Ubuntu Lucid è l’ultima stabile. Qui potete trovare alcuni screenshot illustrativi.

Simple Scan per una facile scansione di documenti e immagini.

Simple Scan é un’applicazione scritta da un dipendente Canonical, Robert Ancell, ed è stata pensata per tutti quegli utenti che hanno necessità di effettuare velocemente la scansione dei propri documenti senza dover badare alle innumerevoli opzioni presenti in XSane, sostituito nell’installazione di default proprio dallo stesso applicativo.

Il pacchetto simple-scan é presente anche in squeeze, ma devo dire che le operazioni di manutenzione non mi sono rese proprio facili dall’autore del programma, che si ostina a ignorare la possibilità di merging per Ubuntu e continua a caricare nuove versioni prima negli archivi della derivata più celebre di Debian che in quelli della “roccia sulla quale è costruita” la stessa Ubuntu. Non confido nella possibilità che le cose un giorno cambino, ma si sa, la speranza é l’ultima a morire.

gmusicbrowser, un semplice jukebox per GNOME.

gmusicbrowser é un’applicazione scritta in Perl + GTK e consente di organizzare la propria collezione di musica in modo estremamente semplice e intuitivo. Benchè sia simile a Rhythmbox, l’applicativo é stato progettato per consentire una veloce gestione di collezioni musicali di grandi dimensioni e inoltre, trattandosi di un linguaggio interpretato, fornisce il supporto per tutte le architetture.

Il pacchetto gmusicbrowser é disponibile sia negli archivi di Debian che in quelli di Ubuntu e fornisce l’ultima versione disponibile.

libmtp e il supporto per i lettori multimediali.

libmtp é un’implementazione open source del protocollo Media Transfer Protocol di Microsoft, per l’esattezza la libreria fornisce un’implementazione per tutte le interfacce definite nella classe di servizi proposta per la standardizzazione, nota come MTP Basic.

Oltre ad ampliare il supporto a tali dispositivi di numerosi applicativi come Rhythmbox, Amarok, Banshee e Nautilus (il file manager di GNOME), libmtp fornisce anche dei programmi a riga di comando utili per comunicare direttamente con le periferiche: tali programmi sono disponibili nel pacchetto mtp-tools.

Per un elenco completo delle periferiche la cui compatibilità é stata testata, consultare questa pagina.

fonte: Alessio Treglia


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giovedì 19 agosto 2010

Reconstructor consente di personalizzare un'immagine ISO di Ubuntu.

Reconstructor è un programma che consente a chiunque di personalizzare un'immagine ISO di Ubuntu.

Caratteristiche.

* Capacità di personalizzare l'immagine di avvio, Boot progressi Splash (usplash), carta da parati, Gnome Splash Screen, GDM tema, e altre impostazioni.

* Possibilità di aggiungere nuovi software per la compilazione.

* Capacità di consentire a tutti i repository personalizzati e aggiungere quelle.

* Integrato opzione per masterizzare l'iso.

Installazione.
Scaricare il pacchetto .deb dell'applicazione da questo indirizzo e installarlo con GDebi.
Avvio ed utilizzo.

Per avviare l'applicazione è sufficiente fare clic su Applicazioni -> Strumenti di sistema -> Reconstructor oppure digitare con i privilegi di amministratore in una finestra di terminale il comando:





sudo reconstructor

  1. Una volta avviato il programma verrà mostrata una finestra contente le seguenti istruzioni:
    • Fare clic su «Aggiorna» se si desidera aggiornare Reconstructor.
    • Fare clic su «Next».
    • Scegliere se si vuole creare una distribuzione Desktop (LiveCD) oppure Alternate (Install CD).
  2. Verrà mostrata una nuova finestra e scegliere la «Directory di lavoro» dove creare al programma compresi i file temporanei.
  3. Selezionare le caselle:
    • «Creare directory Remaster»
    • «Creare directory root»
    • «Creare directory Initial RamDisk»
  4. In «LiveCD ISO Filename» selezionare il LiveCD nativo di Ubuntu precedentemente scaricato.
  5. Nella finestra successiva sono presenti cinque schede da compilare come riportato di seguito:
    Nome scheda
    Descrizione

    Schermata d'avvio
    Dedicata alla personalizzazione del boot.

    Gnome
    Serve a personalizzare la schermata del login, se si vuole applicare a GDM, si può trovare a Gnome-Look e Gnome-Art.

    Apt
    Serve per poter aggiungere i vari repository che contengono i pacchetti.

    LiveCD
    Serve a configurare «nome utente», «password» ed il «nome del computer».

    Modules
    Serve per poter installare direttamente i moduli delle applicazioni, scaricabili dal sito ufficiale.

    Ottimizzazione
    In queste scheda ci sono le opzioni avanzate per l'ottimizzazione.
    • Nella scheda «Schermata d'avvio» il primo spazio serve per inserire un'immagine che verrà visualizzata al boot quando viene avviato dal LiveCD; il colore sarà quello delle scritte del boot, «Usplash» è un'immagine che appare durante il caricamento della distribuzione.
    • In «Apt» il pulsante «Import GPG Key» serve per importare la chiave GPG dei repository.
    • Passando a «Modules», nella casella «sudo apt-get (install)» si possono aggiungere i pacchetti da installare mentre in «sudo apt-get (remove)» si possono rimuovere i pacchetti da non inserire nel LiveCD.
    • In «Ottimizzazione» fare clic su «Abilita» se si desidera abilitare lo Startup del LiveCD. Fare clic su «Ottimizzazione Shutdown» se si desidera ottimizzare la chiusura del pc.

  6. Nell'ultima finestra selezionare le opzioni:
    • «Initial Ramdisk (initrd)»
    • «SquashFS Root»
    • «LiveCD (ISO)»
  7. In «Filename» inserire il percorso del LiveCD che si vuole ottenere, mentre in «Descrizione» inserire il nome che si vuole dare al LiveCD. Se si desidera rimuovere i file delle versioni di «Win32» dei vari programmi, selezionare l'opzione «Rimuovi versioni per Win32 di Firefox, Thunderbird, etc.».
  8. Infine scegliere l'architettura desiderata per il LiveCD, x86 oppure x64.
Una volta terminato il processo di creazione, masterizzare l'immagine .iso, questa si troverà a seconda di dove risiede l'immagine creata in precedenza, il percorso nella casella Filename.

È consigliato provare la distribuzione appena creata con una macchina virtuale, per verificare che il procedimento sia andato a buon fine.


Pulizia.

Una volta masterizzata l'immagine .iso precedentemente creata, per cancellare i file temporanei è sufficiente cancellare con i privilegi di amministrazione la cartella ~/root/reconstructor.



Ricerca personalizzata


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martedì 17 agosto 2010

Utilizzo pratico di grep, uno dei comandi più utili quando andiamo a ricercare qualcosa,

Il comando grep è sicuramente uno dei più utili quando andiamo a ricercare qualcosa, sia essa contenuta in un file o in qualsiasi altro "oggetto" del nostro sistema operativo (ricordate che tutto è un file con il nostro sistema operativo).

Dalla pagina di manuale vediamo che la definizione che ne viene data è: grep - print lines matching a pattern; questo infatti è il suo funzionamento primario: prende un file in input, cerca le righe contenti un pattern dato ed infine le stampa a schermo.

Grep (General Regular Expression Print) è un comando dei sistemi Unix e Unix-like, e più in generale dei sistemi POSIX e GNU, che ricerca in uno o più file di testo le linee che corrispondono ad uno o più modelli specificati con espressioni regolari o stringhe letterali, e produce un elenco delle linee (o anche dei soli nomi di file) per cui è stata trovata corrispondenza. È un tipo di filtro.

Grep è comunemente utilizzato per ricercare le occorrenze di una o più parole in una serie di file, spesso in congiunzione con i comandi find e xargs tramite una pipeline software.

Grep può generalmente essere impiegato anche con file binari, ad esempio per ricercare la presenza di particolari etichette Exif all'interno di file contenenti immagini digitali. In particolare, la versione GNU di grep in questo caso elenca i nomi dei file contenenti la stringa o espressione regolare indicata (e non anche la porzione di testo corrispondente, come normalmente accade per i file di testo).

Ci sono però un'infinità di utilizzi diversi del comando, andiamone a vedere qualcuno con degli esempi commentati:

* grep -r 'hello' /home/user: cerca nella home dell'utente user tutte le occorrenze della stringa 'hello', l'opzione -r permette di controllare ricorsivamente tutte le cartelle sotto quella indicata;

* grep -r -l 'hello' /home/user: abbiamo aggiunto al comando precedente l'opzione -l che modifica l'output del comando. Infatti ora grep ci listerà non più le righe contenenti la stringa, ma i files che hanno almeno un'occorrenza della stringa dentro di essi;

[b:lstp]grep -r -l -v 'hello' /home/user: ancora un'altra opzione, questa volta si tratta di -v che sta per inVerse matching. Qui il comportamento di grep si inverte e seleziona non più i files che contengono un'occorrenza della stringa cercata, ma tutti gli altri;

* grep -r -w 'hello' /home/user: negli esempi precedenti veniva cercata un'occorrenza della stringa senza curarsi del fatto che essa fosse o meno una parola a sé stante; con l'opzione -w risolviamo questo inconveniente: il comando non andrà a considerare le righe con parole composte dalla stringa data, ma solo quelle che contengono effettivamente la parola isolata dalle altre. Oltre a questa opzione è possibile anche usare, direttamente nella stringa da cercare, < e >, che indicano rispettivamente l'inizio e la fine della parola. Ad esempio per cercare le parole che terminano con le lettere "ole" basterà digitare grep -r 'ole>' /home/user;

* ps ax | grep '[h]ttpd': è un comando molto utile che cerca tra i processi attivi (dati da ps ax) tutti i processi che contengano la stringa data, in questo caso httpd. La prima lettera è rinchiusa tra parentesi quadre perché si tratta di un'espressione regolare, nel caso non lo fosse, oltre a tutti i processi del web-server, grep troverebbe anche se stesso, disturbando la consultazione dei risultati;

* grep -r 'hello' /home/user | grep 'world': naturalmente usando bene gli outputs, si possono concatenare diversi grep per ottenere l'effetto voluto. Qui gli outputs saranno le righe contenenti sia 'hello' sia 'world'.

Altre informazioni importanti le trovate sulla pagina di manuale man grep.

Screenshots.










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